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Non c'è solo il calcio, esiste anche la vela e come ogni sport che si rispetti, se è praticato ad alto livello, è altrettanto spettacolare, pur con tutti i distinguo che possono esistere tra diverse discipline. |
| Perché il Louis Vuitton Trophy |
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| Martedì 06 Aprile 2010 11:48 |
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 Co-organizzatore del Trophy assieme a Louis Vuitton è la Wsta (World sailing team association), costituita da nove tra i team velici più importanti, e forti, del mondo. Oltre a un nutrito numero di armatori dalle mani d'oro (la quota associativa va da 150mila euro fino a 1 milione per i primary stakeholder).Tra gli altri hanno aderito Bmw Oracle, EmiratesTeam New Zealand, Synergy Russian Sailing Team e gli italiani Mascalzone Latino e Azzurra: sono loro che hanno deciso la località , il periodo, il regolamento e la partecipazione a ciascun evento. E, c'è da giurarci, senza incomprensioni né litigi, questa volta. Perché dietro alla costituzione del Wsta, c'è il lavoro dell'avvocato Alessandra Pandarese dello studio milanese Carnellutti, uno dei massimi esperti mondiali di regate e di Coppa America, già nel gruppo di lavoro che gestiva i regolamenti e la giustizia nella 32 nonché legale, in passato, del Moro di Venezia e di Luna Rossa e, oggi, di Mascalzone Latino. «L'intento del Louis Vuitton Trophy», spiega Beccari, «era ed è quello di dimostrare che si può organizzare un evento velico di altissimo livello senza spendere cifre astronomiche, ma con ottimi ritorni economici». I costi di partecipazione per un team, dalla logistica agli allenamenti, alla comunicazione, sono compresi tra 500mila e 1 milione di euro per ciascuna prova. Nettamente più bassi rispetto alla Coppa America, anche perché le barche sono messe a disposizione dall'organizzazione, sono identiche e vince l'equipaggio più preparato e in forma, come è successo nella prima prova di Nizza conquistata da Azzurra, appena tornata in acqua grazie allo Yacht Club Costa Smeralda e all'Aga Khan. Il risultato economico derivato dalla copertura media dell'evento di Nizza ha confermato le grandi potenzialità del format: oltre 9 milioni di euro sono stati generati da 1.200 articoli e da 354 ore di programmazione televisiva su 400 canali in 163 Paesi (a Auckland erano stati calcolati in 12 milioni di dollari). Ecco perché molte altre città si sono subito candidate per ospitare una tappa del Trophy. La prossima, dal 9 al 21 marzo, sarà di nuovo a Auckland, poi i team regateranno a La Maddalena, dal 22 maggio al 6 giugno, e a Dubai, dal 13 al 27 novembre, prima dell'evento di Hong Kong in calendario all'inizio del 2011, dal 9 al 24 gennaio. «Tutte location straordinarie, ognuna con caratteristiche diverse», dice Beccari. «Abbiamo scelto le più belle: Nizza, Auckland dove tutto ha avuto inizio un anno fa con le Pacific Series. In Italia non potevamo immaginare sede migliore della Sardegna, un luogo unico per gli appassionati di vela, mentre l'efficiente macchina organizzativa e i campi di regata vicini alla riva hanno giocato un ruolo decisivo nella scelta di Dubai.
Senza dubbio ospitare una tappa del Louis Vuitton Trophy rappresenta un'opportunità interessante e un sicuro ritorno in termini di indotto per le località ospitanti».Tanto che Hong Kong ha messo sul piatto 1 milione di euro per contribuire all'organizzazione e accaparrarsi l'evento diventando per due settimane la capitale mondiale della vela. Insomma, se la decisione di smarcarsi dalla Coppa America è stata una scelta quasi obbligata, e quella di lanciare una competizione alternativa è stata dettata dalla «passione e dalla condivisione dei valori autentici della vela», come dice Beccari, il ritorno d'immagine ha comunque entusiasmato il marketing di Louis Vuitton. E adesso che Larry Ellison ha strappato la Coppa delle 100 ghinee dalle mani di Bertarelli, la maison francese può anche pensare di tornare come sponsor ufficiale di Coppa America: «II Louis Vuitton Trophy ha un suo programma che terminerà nel gennaio 2011, poi potrebbe tornare a essere la Louis Vuitton Cup. DA CAPITAL |
| Ultimo aggiornamento Lunedì 05 Aprile 2010 06:55 |