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Eberhard con Audi al Melges per festeggiare i suoi primi 125 anni

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Non c'è solo il calcio, esiste anche la vela e come ogni sport che si rispetti, se è praticato ad alto livello, è altrettanto spettacolare, pur con tutti i distinguo che possono esistere tra diverse discipline.

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Onorato dice la sua - I parte PDF Stampa E-mail
Venerdì 30 Gennaio 2009 14:51
VOnorato.jpg Coppa America, parla Onorato: «Crisi e tribunali allontanano gli sponsor»

da Il Sole 24 Ore - PARTE I

È una Coppa America dai molti denti avvelenati. La situazione è più intricata che mai: dieci squadre, compresa Alinghi, stanno gareggiando nelle regate Louis Vuitton Pacific Series in Nuova Zelanda (un evento, è bene ricordare, del tutto indipendente rispetto all'America's Cup). Alinghi, intanto, sta organizzando la prossima edizione della Coppa, alla quale si sono iscritti 19 team, nonostante l'esito pendente della causa legale che oppone gli svizzeri agli americani di Oracle. La Corte Suprema di New York dovrà emettere la sentenza definitiva entro pochi mesi. Ormai si è perso il conto delle schermaglie e delle accuse reciproche, che hanno gettato un'ombra di caos e di paradossi sul futuro della competizione velica più antica e attraente del mondo.

Così Il Sole24Ore.com ha incontrato a Milano Vincenzo Onorato, velista e armatore, patron di Mascalzone Latino, per sciogliere i nodi al pettine e capire verso quali direzioni si sta muovendo, secondo lui, il mondo della vela che ruota intorno alla Coppa America. La sua passione per questo sport è ben nota, tanto da ricordarsi - come ha raccontato in un breve aneddoto prima dell'intervista - il tipo di vela utilizzato nel 1999 per il suo primo Mondiale a San Francisco ma non il colore delle tende di casa.

Onorato, come giudica l'evento allestito da Louis Vuitton in Nuova Zelanda?
«Bisogna dar merito a Louis Vuitton di aver messo in piedi queste Pacific Series. Certamente Louis Vuitton incarna oggi lo spirito della Coppa America ben più di Alinghi. Sotto questo punto di vista, c'è una titolarità fatta di storia, tradizione e passione che Alinghi nemmeno può sognare. A me dispiace moltissimo non partecipare (per mancanza di sponsor, ndr), è una spina nel cuore. Purtroppo è un evento che costa un sacco di soldi, malgrado Louis Vuitton abbia compiuto uno sforzo enorme per abbassare i costi».

Allora come vi state allenando in vista della prossima Coppa America?
«Sono un velista da quando avevo 14 anni. Continuo a regatare come timoniere nel circuito internazionale Farr 40. Sono appena tornato dall'Acura Key West Race Week (negli Stati Uniti, ndr) che con grande soddisfazione il team di Mascalzone ha vinto. La vela va dal windsurf alla Coppa America con tutto quello che c'è in mezzo, anche se quella più d'immagine e prestigiosa rimane l'America's Cup».

Che cosa accadrà se la sentenza definitiva sarà favorevole ad Alinghi?
«Una vittoria di Alinghi sarebbe un disastro. Rafforzerebbe notevolmente la sua posizione: avremmo di nuovo un protocollo - cioè il corpo di norme che regola la Coppa - assolutamente anti sportivo, così com'era stato presentato in prima istanza. Bisogna capire la natura di questa vicenda, che è puramente economica. C'è poco di sportivo nell'atteggiamento di Alinghi, ma solo la volontà ferrea di detenere questo trofeo per gestirlo».

E se invece fosse Oracle a prevalere in tribunale?
«Se vincesse Oracle si andrebbe sicuramente verso una sfida su catamarani tra americani e svizzeri. Poi il verdetto verrà dal mare: sperando ancora che vinca Oracle, si tornerà poi a una Coppa multi challenger con delle regole molto più sportive, conoscendo le persone che sono dietro a Oracle, cominciando da Russel Coutts, Tom Ehman e lo stesso Larry Ellison».

Ultimo aggiornamento Venerdì 13 Marzo 2009 09:51