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Non c'è solo il calcio, esiste anche la vela e come ogni sport che si rispetti, se è praticato ad alto livello, è altrettanto spettacolare, pur con tutti i distinguo che possono esistere tra diverse discipline. |
| Tecnomar, niente Saloni ma presentazioni in occasioni esclusive |
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| Martedì 06 Ottobre 2009 07:15 |
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Il Nadara 43 è l’espressione del nuovo corso: un «tre ponti» planante, interamente costruito in vetroresina: 43 metri di eleganza spinti a 30 nodi da due motori con 3.650 cv di potenza. «Trovo che il nome dato dall’armatore - Villa sul Mare - sia perfetto per la barca. Le vetrate garantiscono un panorama unico dall’interno e al tempo stesso assicurano una luminosità incredibile negli ambienti che possono ospitare sino a 14 persone», continua il designer. Bella in ogni elemento, Nadara 43 fa toccare il cielo con un dito nella suite amatoriale, posta nell’upper deck a tutto baglio: la vista è impagabile grazie anche alla terrazza privata con area dining. Non è un caso che dopo averla mostrata, il cantiere viareggino ha ricevuto subito un ordine per un Nadara 45, sostanzialmente simile e solo con due metri di lunghezza in più, che verrà consegnata in dicembre. Cosa bolle in pentola? «Moltissimo. Abbiamo voglia di lavorare sui Velvet, i nostri famosi open: il 27 e il 36 non bastano più. Così progettiamo un 40 e un 43, pensando già a un Nadara 50 metri in futuro. Nel 2010 vareremo invece il 34 metri dislocante e in progetto un 37 metri dislocante in cui ci sarà la mano di Giugiaro e una navetta, World Around, con serbatoi capaci di far percorrere 4mila miglia senza rifornimento». Tutto sempre rispettando la customizzazione: dai tessuti agli arredi, dalle finiture all’equipaggiamento si lavora secondo i gusti e le richieste dell’armatore. Con una visione generale che dovrebbe far parlare molto del cantiere viareggino nei prossimi anni. «In definitiva, siamo impegnati sul restyling di tutte le gamme, dalle linee principali sino ai dettagli interni. Tecnomar ha un nuovo modo di vedere gli yacht, fermo restando che non inseguiamo follie o forzature. Solo i grandissimi designer possono rischiare, noi dobbiamo costruire barche belle, sicure e veloci: e già questo non è un lavoro facile».
Fonte: Il Giornale.it |