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Ma questa crisi finisce o no? PDF Stampa E-mail
Giovedì 11 Marzo 2010 08:21
Si va accentuando la crisi del mercato nautico. Se il 2008 aveva fatto segnare una brusca frenata del trend di crescita compensata da alcuni elementi positivi, dai primi dati disponibili il bilancio 2009 si presenta a tinte fosche fino a configurare una profonda crisi del settore. L'analisi è emersa dall'annuale studio sulla nautica presentato oggi a Napoli, nell'ambito di Nauticsud, e realizzato dall'Osservatorio Nautica e Finanza.
Da Il SOLE 24 ORE - La radiografia del settore, che conta 100.000 addetti, è stata illustrata da Maurizio Romiti, ad della Pentar, la società d'investimenti che affianca le pmi attive nei settori tipici del lifestyle (nautica, gioielleria, hospitality). Il quadro che emerge dall'analisi - condotta su un campione di 54 cantieri, ben il 33% dell'intero mercato, e relativa al 2008 - ha due opposte connotazioni. Da un lato i dati economico - finanziari in picchiata, dall'altro quelli di mercato che fanno segnare sostanzialmente una tenuta del settore. La produzione italiana, infatti, è cresciuta anche nel 2008, anche se solo di un modesto + 1,2%. Ma sono i dati economico-patrimoniali che emergono dal campione delle società cantieristiche a dare la percezione della crisi: a fronte di una crescita del valore della produzione pari al 30,6%, si registra una riduzione dell'indice ricavi/valore della produzione con il 74,6% di quanto prodotto che viene venduto mentre il resto rimane in magazzino.

Tra i dati preoccupanti anche quello sull'indebitamento che in un anno è praticamente raddoppiato. Vanno giù anche il patrimonio netto aggregato delle società e il risultato netto, che per la prima volta è pesantemente negativo rappresentando il 4,2% del valore della produzione. La cassa integrazione, infine, riguarda il 50% dell'occupazione. Tra tanti dati negativi anche qualcuno positivo. Va bene l'export, che mantiene una quota pari al 45% del totale della produzione nazionale, e va bene in particolare il settore dei megayacht (1019 ordinativi nel 2009 con un +11,2% rispetto al 2008 e la leadership mondiale nel settore). Infine sono state ridotte le importazioni, segno che la nautica italiana è ancora molto competitiva rispetto a quella degli altri Paesi.

Per quanto riguarda le società di accessori - nello studio ne sono state esaminate ventisei - gli indici economico-patrimoniali sono tendenzialmente in peggioramento, ma la situazione complessiva è meno critica e la redditività di queste aziende è mediamente più che doppia rispetto a quella delle società cantieristiche. «Se la frenata del trend di crescita - ha sottolineato Romiti - si è vista per la prima volta nel 2007 e in modo contenuto nel 2008 grazie ad un primo semestre buono cui ha fatto seguito un secondo semestre molto negativo, non oso immaginare i dati del 2009 che si annuncia molto peggio degli anni precedenti». Servono soluzioni: «Si tratta di affrontare i problemi cronici della nautica italiana - ha osservato Romiti - come la carenza di infrastrutture che rende difficile il turismo nautico. Un'attenta valutazione delle zone dove l'esigenza di più posti barca è più sentita permetterebbe di dare un primo supporto alla ripresa». E poi il ruolo delle banche «che in passato hanno assecondato l'ubriacatura affiancando iniziative spericolate e ora per contro hanno chiuso i rubinetti. Servirebbe un rapporto più normale». Ma anche le imprese devono fare la loro parte per uscire dalla crisi: «Sono troppo piccole per reggere la competizione -ha concluso Romiti - la strada è quella dell'aggregazione».

FONTE: ILSOLE24ORE

 

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