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Eberhard con Audi al Melges per festeggiare i suoi primi 125 anni

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Studio Bocconi per i mega yacht PDF Stampa E-mail
Lunedì 14 Giugno 2010 10:44

Il megayacht impari a fare sistema per proseguire la sua regata. Nel nuovo millennio si è assistito al sorpasso ai danni degli Usa, ma adesso è diventato importante ragionare in un'ottica integrata. Yacht e superyacht: il passaggio al nuovo millennio ha sancito definitivamente il sorpasso italiano ai danni degli Stati Uniti, fino ad allora protagonisti indiscussi nella produzione. Da un decennio, quindi, i cantieri italiani hanno assunto la leadership, per numero di progetti in costruzione, nel segmento degli yacht superiori ai 24 metri.

di Luana Carcano, lecturer dell'Area strategia e imprenditorialita' della Sda Bocconi

La nautica italiana ha saputo affermarsi nel mondo non solo per l’estetica e il design, caratteristici del Made in Italy ma, anche e soprattutto, per la capacità di coniugare questi elementi con un elevato livello di innovazione tecnologica.
La forza dei nostri cantieri risiede proprio in questa combinazione vincente. Come evidenzia Lorenzo Selva, vicepresidente dell’Unione nazionale dei cantieri e delle industrie nautiche e affini (Ucina) e imprenditore della Selva Marine, unico produttore europeo di motori fuoribordo con sede a Tirano, “abbiamo dovuto combattere contro i pregiudizi e abbiamo vinto la battaglia. La reputazione è il nostro capitale più grande”.
 
È un successo di sistema. Lo sviluppo della cantieristica, cuore pulsante della filiera italiana, ha trainato l’indotto. I fornitori di accessori e componenti, un sistema di piccole e medie imprese a gestione e conduzione familiare, sono diventati una forza trainante e hanno saputo nel tempo costruirsi una posizione di eccellenza nella propria nicchia di riferimento. Emblematico è il caso delle scalette della Besenzoni, vero e proprio prodotto iconico, che, da sole, possono qualificare un’imbarcazione; o ancora delle vernici e degli impianti di verniciatura della Boero Bartolomeo, o dei giubbotti di salvataggio della Veleria San Giorgio.
 
Nonostante la grande apertura internazionale, la nautica italiana ha saputo rimanere Made in Italy: ideazione, progettazione e produzione sono guidate da braccia e cervelli italiani. Questa forza è un patrimonio da preservare così come le tradizioni artigianali del mestiere d’arte.
Ma tutto questo potrebbe, nel prossimo futuro, non essere più sufficiente nell’alto di gamma, indipendentemente dalle dimensioni delle imbarcazioni prodotte. Il plus dei cantieri italiani dovrà evolversi da mestiere d’arte e progettualità a sostenibilità e riciclabilità.
 
Traghettare il comparto nautico oltre il guado della crisi internazionale significa assumere una leadership chiara, indicare una direzione e stabilire nuovi punti di riferimento. Come sottolinea il presidente di Ucina, Anton Francesco Albertoni, “il valore aggiunto di una barca italiana è la passione con la quali i nostri imprenditori la progettano e la costruiscono.” Ed è questa passione che deve saper trasformare le avversità in opportunità.
 
Una barca è un prodotto complesso, un mosaico da comporre attraverso un network interconnesso di attività, di competenze e di attori. Ma è anche un prodotto fortemente simbolico.
Finora la nautica italiana è riuscita a crescere con le singole forze individuali. Adesso, forse, non è più sufficiente. Diventa importante ragionare in ottica integrata per fornire insieme, come sistema, una direzione sulle tendenze progettuali e sulle linee formali del futuro, ma anche sulle scelte strategiche da intraprendere.
 
Adesso le aziende italiane devono dimostrare tutto il valore e la forza delle posizioni raggiunte. Gli uomini al comando dei cantieri eccellenti devono dimostrare quella capacità di visione, sul mercato e sul settore, che finora li ha contraddistinti e, con coraggio, rischiare. Non è una questione di piccola nautica o megayacht, ma di aziende, più o meno, strutturate. Concludendo con le parole di Paolo Vitelli, presidente Azimut-Benetti, “è iniziata la terza fase della nautica italiana, quella che porterà al successo le industrie che sapranno trasformare i propri valori imprenditoriali in organizzazione, in professionalità, in continuità familiare o in managerialità”.

Fonte: http://www.viasarfatti25.unibocconi.it/notizia.php?idArt=5869