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Vela? Divertirsi prima di tutto

 


I giovani il futuro della vela, ma quale vela? Tanto traffico nel mondo delle derive che rappresentano un’offerta di iniziazione “impressionante”. Se un ragazzo di dieci anni vuole cominciare a confrontarsi con i coetanei su una deriva ha decisamente l’imbarazzo della scelta

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Per la nautica più ombre che luci PDF Stampa E-mail
Martedì 13 Ottobre 2009 15:14
  Se il successo si misurasse in base al numero dei visitatori il 49esimo Salone Nautico di Genova sarebbe già da archiviare come un disastro. Anche con qualche exploit nel fine settimana, il calo di visitatori resterà forte. Gli espositori preferiscono però vedere il bicchiere mezzo pieno. Sono mancati quest’anno i curiosi, le famiglie che inseguono il sogno di farsi un giorno o l’altro una barca propria. Oggi i sogni si mettono da parte, o si rinviano; e i biglietti a 15 euro a persona scoraggiano chi finora considerava il Nautico come una gita al mare. Chi è andato al Salone, si consolano gli addetti ai lavori, era lì proprio per comprare o almeno per un interesse  concreto.

I dati economici hanno molte facce, e  riunirle in un’unica fotografia è impossibile. Quelli già consegnati alle statistiche dicono che il 2008 ha portato un piccolo aumento tra cantieri, accessori e servizi per la nautica. Però nell’annata l’andamento degli affari è stato di due segni opposti: in su fino a settembre, giù a picco da ottobre in poi dopo il crollo delle borse. L’occupazione è scesa, anche se non di molto: meno 2 % tra i dipendenti, molto di più, oltre il 10, tra chi lavora dall’esterno.

Le tendenze sono abbastanza chiare: in crisi soprattutto i prodotti medio-alti, cioè le barche che superano i 10 metri e costano qualche milione. Se la cavano quelle più piccole. A motore proprio sotto i 10 metri; a vela intorno ai 9. Poi ci sono i gommoni, punto di forza della cantieristica italiana. Quelli giganti che fanno concorrenza agli yacht segnano il passo, mentre vanno benino quelli tra i 5 e i 6 metri.

L’Italia della nautica ha una posizione di rilievo. Un fatturato globale di 6 miliardi e due, che nell’ultimo anno non è cresciuto ma nemmeno sceso. Eravamo quarti nel mondo dietro a Stati Uniti, Francia e Australia. Adesso risultiamo quinti, scavalcati di poco dalla Finlandia.

C’è un comparto in cui gli Italiani restano leader assoluti; quello del superlusso, dei maxiyacht e megayacht. Si va dai 24 metri in su, quasi senza limiti: alcune “barche” private superano i 100 metri, e sono transatlantici da Mille e una Notte. In questo settore l’Italia sovrasta tutti; il secondo in classifica, gli Stati Uniti, si accontenta di un fatturato cinque volte minore. D’obbligo chiedersi come vanno gli affari nella nautica da ricchi. La risposta che arriva da Genova è ancora generica: non troppo male, considerato che i magnati americani, russi o del Medio Oriente risentono della crisi assai meno dei comuni mortali. Però qui gli ordini arrivano ogni tanto. In certi casi un “mega” copre l’attività di un anno intero di un cantiere. E i contratti non si fanno durante un Salone Nautico, ma dopo.

La parte più importante della cantieristica italiana resiste, aspettando che tornino i tempi felici; e sperando che la ripresa non arrivi troppo tardi.